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Un volo notturno


di poeta57
25.02.2026    |    4.879    |    3 9.8
"Confesso che mi è scappato un “mia troietta”, ma tu hai apprezzato, anche perché mentre lo dicevo stavo entrando e uscendo da te, in quella nostra posizione mezza storta che ti permette di..."
Lungo viaggio in aereo. Dobbiamo raggiungere nostra figlia che si è trasferita da anni in Australia. Dopo lo scalo tecnico in Europa, adesso siamo sistemati nella prima classe che ci porterà senza altre soste fino a destinazione.
Fino a quando c’è stato chiaro hai voluto stare dal finestrino per goderti i colori del sole che velocemente calava. Poi mi hai detto che da quella parte sentivi aria e quindi mi hai chiesto di spostarti nella poltrona in mezzo ed io ho preso il tuo posto dal finestrino.
È notte. Hanno spento le luci. Fatico ad addormentarmi. Mi giro e vedo che anche tu hai lo stesso problema. Ci sorridiamo. Fossimo a casa sapremmo cosa fare. Non c’è nulla che ci favorisca meglio il sonno di una delicata masturbazione reciproca. Faccio una faccia che tu interpreti immediatamente e scuoti la testa, poi sussurri pianissimo un “non possiamo”.
Io con gli occhi replico, a mia volta facendo segni con la testa, che io non posso, ma tu sì. Tirarmelo fuori, nonostante il buio e quelle specie di paratie che dovrebbero darci uno straccio di riservatezza è fuori di discussione. Ci vedrebbe chiunque, hostess e steward, dovesse passare in corridoio, ma soprattutto mi vedrebbe il terzo della fila, quello che sta seduto vicino al corridoio di fianco a te, che sembra dormire, ma potrebbe svegliarsi.
Io invece potrei masturbare te in maniera silenziosa e riservata. Spesso ti basta una pressione sul monte di venere, un movimento rotatorio, un accenno di dita verso la parte più bassa per permetterti di raggiungere il cielo. Specie in condizioni così rischiose. Sei sempre stata una amante delle situazioni al limite.
Ricordo quella volta che l’abbiamo fatto con te affacciata alla finestra a parlare (parlare? Cercare di parlare, bofonchiare, tossire, straparlare) con il nostro vicino giù da basso, quello che ti corteggiava e dal quale tu, maliziosetta, ti facevi corteggiare. Lo avevi visto uscire per andare in giardino a piantare delle ortensie e tu veloce avevi raggiunto la finestra e l’avevi chiamato chiedendogli non so che su quelle piante che, dicevi, ti piacevano tanto. Io, ingelosito, ti avevo raggiunto, tirato su quella gonnellina che tenevi in casa e ti avevo preso senza neanche tanta fatica. Ti eri eccitata, mi dicesti dopo, all’idea che quello avesse capito e ti faceva piacere fargli sentire le esitazioni nella tua voce e il tuo colorito che si faceva sempre più acceso. Ho sempre avuto il dubbio che col vicino poi ci fosse stato qualcosa, ma che importa.
E quell’altra volta al mare con tutti quei ragazzi, compreso nostro figlio, che ti guardavano dalla spiaggia, mentre io in ginocchio sotto al davanzale ti leccavo la figa e sei rientrata di corsa prima di cacciare un urlo e venire?
Sì, ti potrei masturbare adesso. Nonostante tu con il capo continui a negarti, prendo una coperta e la stendo sopra le nostre gambe e poi lì sotto metto la mano sul tuo monte. Ti giri agitata a guardarti intorno. Niente. Tutto tranquillo. Ti avvicini e mi dici di smetterla, ma io invece continuo e continuo e continuo e tu allarghi un poco le cosce e adesso la mia mano è sotto le tue mutandine e sento la tua peluria e, se insisto, sento il bottone del tuo clitoride che si sta ingrossando. Reclini la testa e chiudi gli occhi. Poi, anche tu nascosta dalla coperta, allunghi la mano e tasti il mio cazzo indurito sotto i pantaloni. Slacciarli è fuori discussione, ma le tue dita indulgono a cercare di cogliere il profilo della mia tensione.
Il vicino si sveglia e si gira verso di te. Anche tu ti giri verso di lui e gli sorridi timida e imbarazzata. Avrà capito? Nel dubbio mi fermo un attimo per poi riprendere quando quello torna a chiudere gli occhi. Anche tu riprendi a carezzarmi la patta.
Nel buio intravedo uno strano movimento tra voi due. Mi fermo. Tu ti giri verso di me e allungando il collo verso di me mi sussurri un continua ti prego.
Lo strano movimento continua. Ti immagino che glielo hai preso in mano sotto la sua coperta e adesso stai carezzando me e menando lui. Non so se ne saresti capace, ma sono sicuro ti piacerebbe da morire.
Cercando di non smettere di carezzarti, anche perché ora ti sento decisamente bagnata, irrigidisco la schiena e cerco di guardare al di là del tuo posto, dove tu stai bella beata con gli occhi semichiusi e il respiro pesante.
In effetti mi pare che la sua coperta abbia un deciso rigonfiamento innaturale. E che cazzo! Mi slaccio la patta e me lo tiro fuori. Lo afferri e lo scappelli. Riprendendo a carezzarti mi allungo al tuo orecchio e ci soffio dentro un ti amo al quale rispondi con un sorriso che apre il cuore.
Vengo. Vieni. Lo capisco dai tremiti e dal rumore soffocato del tuo respiro. Mi addormento immediatamente. Mi risveglio dopo non molto, almeno così credo. Mi giro, ma non ti vedo. Poi nel buio distinguo una specie di gobba. È la tua schiena. Quando torni normale mi sussurri: “non riusciva a venire” e dopo esserti pulita il viso ti addormenti di botto.
Vorrei chiederti di più, ma già dormi. Conoscendoti sarai venuta di nuovo. Almeno con me ti piace toccarti mentre me lo baci. Da come sei caduta in catalessi giurerei che è andata così.
Non è la prima volta. Anche in vacanza qualche volta è successo. Non spesso, ma è successo. Capita che il desiderio travolga. Non ne faccio un dramma. È capitato anche a me che altre donne mi amassero anche in tua presenza. Che problema c’è? Anzi sono decisamente contento che mia moglie abbia ancora forti desideri sessuali.
Quando atterriamo il nostro vicino scompare tra la folla e noi andiamo a ritirare i nostri bagagli. Nostra figlia ci aspetta. Vederla è uno spettacolo.
Poi la notte in albergo da soli mi racconti tutto, cosa ha detto, cosa ha fatto e cosa hai fatto, grosso, caldo, sapore. Confesso che mi è scappato un “mia troietta”, ma tu hai apprezzato, anche perché mentre lo dicevo stavo entrando e uscendo da te, in quella nostra posizione mezza storta che ti permette di sentirlo completamente dentro, su, fino in cima, quando mi dici che così ti senti davvero donna. Io in cuor mio traduco donna in femmina e quando mi dici che lo senti tutto su fino in fondo penso a quanto sei mia, mia, solo mia, e quanto sei troia e di solito ti vengo dentro, cosa che adesso non dà più nessuna preoccupazione, ma solo piacere profondo, sia mio che tuo. Amore mio.
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